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Rabatana e Castello


LA RABATANA

La Rabatana è letteralmente circondata per ogni lato da profondi e inaccessibili burroni che costituiscono il fantastico mondo delle 'Jaramme' di Albino Pierro. È stato il primo nucleo abitativo di Tursi.
Iintorno alla metà del V secolo d.c. i Goti costruirono il Castello attorno al quale sorsero le prime case in pietra e si costituì il vero primordiale nucleo di Tursi che crebbe a seguito dello spopolamento di Anglona.
Verso l’anno 850 la zona fu abitata dai Saraceni che lasciarono profonde tracce nell’architettura e nel dialetto.
A ricordo dei loro villaggi arabi, i Saraceni denominarono il luogo Rabatana, da Rabat o Rabhàdi o Arabum tana.
La Rabatana, per l’ottima posizione di difesa, continuò ad ingrandirsi sotto i Bizantini che nel 890 cacciarono i Saraceni.
Fino alla metà del secolo scorso è stato un centro popolato e importante, custode di tradizioni e propulsore di cultura.
La Rabatana è meta di visitatori, locali, italiani e stranieri soprattutto per merito di Albino Pierro che ha fatto della Rabatana la fonte ispiratrice della sua poesia.
Nella Rabatana si possono ripercorrere le stradine dei ruderi del nucleo primordiale e visitare quel che resta delle umili abitazioni, spesso di un solo vano a pianterreno.

La GRADINATA della RABATANA

La gradinata che porta in Rabatana, è un’ampia e ripida strada che si estende sui burroni per oltre 200 metri di lunghezza. La "petrizze", così viene detta in dialetto, poggia su un costone di timpa e all’origine era un selciato a gradini di pietre calcari.
Carlo Doria, nipote di Andrea Doria, signore di Tursi, nel 1600 la fece costruire a sue spese al posto di un pericoloso viottolo, con lo stesso numero di gradini di un suo Palazzo a Genova che in seguito denominò ‘Palazzo Tursi’.

IL PICCICARELLO

Il Piccicarello spicca inconfondibile alla base del castello, nei pressi della "petrizze" che conduce alla Rabatana.
È costituito da un lembo di terra che dalla "timpa" del Castello si protende verso mezzogiorno. La timpa sporge sul fosso di San Francesco. È circondato da paurosi precipizi. Nei tempi antichi consentiva la coltivazione di ortaggi e frutti vari.
Il nome deriva dal proprietario del terreno Francesco Donnaperna detto "Ciccarello".

LA CHIESA COLLEGIATA di Santa MARIA MAGGIORE

La Chiesa di Santa Maria Maggiore in Rabatana risale al X - XI secolo.
Nel corso dei secoli la Chiesa ha subito diversi interventi tanto da perdere il suo originario stile. Nella prima metà del secolo XVIII è stata rifatta in stile barocco, conservando soltanto la facciata quattrocentesca.
L’interno è a tre navate con soffitto a cassettoni e un transetto che non oltrepassa le navatelle laterali. Sopra la porta d’ingresso principale un affresco raffigura la strage biblica di Sennacherib. In alto, sulle pareti laterali, sono raffigurati gli evangelisti San Luca e San Marco.
A sinistra entrando si trova il fonte battesimale con vasca in pietra lavorata e cupola tronco piramidale in legno massello, del XVI-XVII secolo.
La Sacrestia è arredata con massicci armadi lignei.
Nella Chiesa si possono ammirare un’acquasantiera in pietra lavorata, datata 1518, un crocifisso in legno del ‘400 e le pitture del coro del ‘900.
In fondo alla navatella di sinistra, la cappella del trittico trecentesco che raffigura la Vergine in trono col Bambino e scene della vita di Gesù e della stessa vergine.
Il quadro si fa risalire alla scuola di Giotto ed ha un pregevole valore artistico.
Il 1545, la Cattedra vescovile da S.Maria Maggiore venne trasferita nella Chiesa di S.Michele ove rimase per un anno, mentre nel 1546, con bolla del Papa Paolo III, fu trasferita presso la Chiesa dell’Annunziata e, sempre con bolla di Paolo III, la Chiesa di S. Maria Maggiore fu elevata a Collegiata Insigne con relativo clero come per la Cattedrale dell’Annunziata.
La Cripta, del VII-VIII secolo, nel 968 ha ospitato la Cattedra Vescovile della Diocesi di Tursi in quanto era l’unica chiesa esistente Tursi.
L’ipogeo è sottostante al presbiterio e si compone di tre piccoli vani comunicanti.
Un vano custodisce l’altare dedicato a Santa Maria Maddalena e il sarcofago in pietra con lo stemma di San Giorgio della famiglia De Giorgiis, passato poi alla famiglia Doria.
I bellissimi affreschi della cappella rappresentano storie di Santi e iscrizioni in latino riguardanti la morte e la sepoltura in loco di due giovani della famiglia De Giorgiis. Gli affreschi sono attribuiti a GIOVANNI TODISCO che li eseguì, tra il 1547 e il 1550, per conto della Famiglia De Giorgiis.
Dalla cappella si accede al presepe di pietra datato tra 1547-1550.
Il presepe è attribuito ad Antonello Persio, di Montescaglioso, che ha lasciato significative tracce della sua arte scultorea a Matera e dintorni.

IL CASTELLO

Da Piazza Maria SS. di Anglona, a 346 metri di altezza, si scorgono i resti dell’antico castello gotico.
Alcune parti del castello e i cunicoli sotterranei sono rimasti intatti a sfidare il tempo fino all'inizio del novecento.
Fu costruito dai Goti, nel V sec. d.C., per difesa del territorio.
I recenti scavi nei pressi del castello hanno messo alla luce scheletri, tombe, monete, frammenti di anfore e palle ogivali di piombo recanti la scritte EYHfIDA (greca) e APNIA (latina), usate, probabilmente, come proiettili lanciate con la fionda a difesa della fortezza.
Da atti del 1553, tra la Città di Tursi e il Marchese Galeazzo Pinelli, si rileva che il Castello era abitato fino al XVI secolo. Era costituito da due piani e due torri. Alcune stampe lo riportano di forma quadrangolare con torri nei quattro angoli. Il Nigro afferma che il Castello aveva una superficie di oltre 5000 m2, misurando 200 palmi di larghezza e 400 palmi di lunghezza, e dentro le mura di cinta erano compresi un giardino, cantine, cisterne e comode abitazioni per i baroni. L’ingresso era regolato da un ponte levatoio.
Dimora di signori, principi e marchesi, durante i periodi di guerra diventava una fortezza.
Per tradizione si crede all’esistenza di un cunicolo tra la chiesa della Rabatana e il Castello che nei tempi antichi consentiva ai Signori di recarsi indisturbati in Chiesa.

(a cura di Nicola Crispino)